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Ah, l'America!


E che minchia, sono rimasto l'ultimo...
Anche il vecchio Joe ha reso l'anima al suo Dio. L'ha appena detto la televisione. Manco lo sapevo che Giuseppe Bonanno fosse ancora vivo: contava cinque anni più di me - lui del 1905, io del 1910 - e poteva essersene andato da quel dì. Invece ha dovuto tirare fino ai novantasette per cominciare a scontare i suoi peccati.
Quant'è brutta la vecchiaia, la più infame delle punizioni. Significa scendere gradini che mai verranno risaliti. Ogni giorno sempre più giù. Poco prima di morire, Luciano mi diceva: Willy, con tutto quello che ho combinato, adesso mi devo preoccupare se non piscio o se non caco... E dire che Luciano, a differenza di Bonanno, fece la morte di un gran signore: un colpo secco e chi s'è visto, s'è visto. Magari gliela procurarono, ma fu sempre una bella morte: senza sofferenze, senza avvisaglie, quand'era ancora pieno di progetti. Sarà capitato così anche al vecchio Joe? Non credo: alla nostra età ci si spegne come una candela. Si vede la Nera Signora avvicinarsi e niente si può fare per scansarla. Se è vero che sono sempre le donne a fottere gli uomini, questa ci fotte più di tutte le altre messe assieme.
Io per fortuna ci sono abituato: ho avuto la vita voluta dagli altri, al massimo ci ho messo la colonna sonora.
Era il 1933. Me la ricordo come fosse ieri la sera in cui incontrai Bonanno, che bastava chiamare Joe Bananas per farlo incazzare. Stavamo nella suite di Luciano al Waldorf Astoria. Tutti presenti: Costello, Lansky, Adonis, Gambino, i fratelli Mangano, Genovese, Moretti, Siegel... Ben era il più simpatico, un ebreo austriaco completamente fuori di testa. Ehi Bugsy, gli diceva qualche sprovveduto non sapendo di rischiare i connotati. D'altronde a chi piace essere chiamato "pazzo provocatore"? A Ben il nomignolo l'avevano appioppato i bambini del Lower East Side di Nuovaiocche, ai quali fregava le palline di vetro colorato. Faceva pratica, il mio amico Ben...
Al Waldorf Astoria correva il tempo in cui i compari si cavavano ogni sfizio, guadagnavano milioni a palate, si facevano baciare il culo dai politici, dai procuratori, dagli industriali, dalle belle donne. Bonanno era diverso: aveva messo su famiglia, rientrava prima di cena e rimboccava le coperte ai bambini. Gli altri facevano giorno della notte e notte del giorno, lui timbrava il cartellino ogni mattina. Moderato in tutto, sempre padrone delle proprie emozioni. La sua è stata una vita al risparmio. S'accontentava del minimo per paura che il massimo lo costringesse a esporsi. Non gli piacevano le carte, non gli piacevano i cavalli, non gli piacevano le scommesse, non gli piaceva la musica, non gli piacevano le ballerine, le cantanti, le attrici, insomma quelle che la davano senza problemi e che erano il chiodo fisso di tutti noi. Bonanno era l'unico che non si commuovesse con le canzoni: Charles Gambino piangeva ogni volta che ascoltava Torna a Surriento, e dire che veniva da Palermo.
Ormai questi tipi si trovano nei libri, nei film, nei documentari alla tv, ma io li ho bazzicati dal primo all'ultimo, ci ho mangiato assieme e ci ho scherzato, li ho avuti in fila dinanzi al mio pianoforte: dài Willy, suonaci Sophisticated Lady... dài Willy, suonaci Moonlight Serenade... dài Willy, suonaci St James Infirmary...
Gente divertente, gente decisa, gente con le palle che arrivavano fino a terra e spazzavano la polvere dai marciapiedi. Gente alla moda antica. Certo, non erano bravi ragazzi o lo erano in una maniera un po' singolare: inseguivano i minuti, dovevano acchiappare la vita. Avevano fretta di fare i piccioli, quindi non avevano tempo per la buona educazione. L'unica scuola che avevano frequentato era la strada, usavano i metodi imparati su quei marciapiedi. Però costringevano l'amministrazione Roosevelt a scendere a patti.
Non a caso qualche anno addietro "Time" ha inserito Luciano tra i giganti del ventesimo secolo. Vorrà pur dire qualcosa.
Uomini così non se ne fanno più.
Anche storie così non se ne fanno più. Vorrei che Sal potesse conoscerla: forse capirebbe perché si è ritrovato un padre come me anziché il padre che avrebbe meritato. Purtroppo io ero abbonato ai fallimenti. Di conseguenza le occasioni in cui non ci siamo capiti sono state assai più numerose di quelle in cui ci siamo parlati. E adesso si è fatto tardi per impiantare il rapporto che mai abbiamo avuto. Io ho superato i novanta, Sal va per i settanta. Io vivo a Catania, lui vive a Los Angeles. A me sono rimasti solo i ricordi, lui è un grande avvocato d'affari, gioca a golf.
Eppure tutto è cominciato a duecento metri da qui.



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